LA GRANDE ONDA

Nella meraviglia delle tante occasioni culturali offerta dalla città di Roma questa settimana sono stata a vedere la mostra di un pittore, incisore giapponese che influenzò l’arte occidentale del XVIII secolo: Katsushika Hokusai.

La mostra, una rassegna di 200 opere tra dipinti, stampe, rotoli di seta e bigliettini ben auguranti, è stata per me una sorpresa.

Un po’ di biografia:

“Hokusai nato a Edo nel 1760, l’odierna Tokyo, forse figlio di un artigiano. Alcune notizie intorno alla sua nascita non sono certe, per esempio non se ne conosce con certezza il giorno. Si pensa che il padre possa essere Nakajima Ise. Il piccolo Katsushika Hokusai inizia a dipingere molto presto, intorno ai sei anni circa e apprende forse l’arte dal padre che con la costruzione di specchi affiancava anche il design e l’abbellimento di questi.

Quando compì 12 anni il padre lo mandò a lavorare in libreria. Era usanza delle classi medie giapponesi infatti intrattenersi nella lettura dei libri su blocchi di legno incisi. Già a 14 anni Katsushika Hokusai intagliava benissimo il legno tanto che a 18 anni entrò a far parte dello studio di Katsukawa Shunsho, un noto artista di stampe a colori, disegnatore e pittore. Shunsho era un tipico artista di ukiyo-e, lo stile di stampe su blocchi di legno dipinti che avrebbe poi influenzato Hokusai. Lo stile di Katsukawa Shunsho si era però concentrato su immagini di donne, ritratti di artisti.

Hokusai è famoso nel mondo per le 36 vedute che sono il frutto di una sua personale ossessione con il monte Fuji. I critici d’arte concordano con il ritenere che se c’è un lavoro che ha fatto conoscere il nome di Katsushika Hokusai all’estero sono proprio le 36 vedute, una serie di stampe che ha come protagonista il monte Fuji in ogni sua sfaccettatura. All’estero però l’artista è di certo conosciuto per la xilografia su La grande onda di Kanagawa.

Ma vediamo come è arrivato ad avere tutto questo successo dopo l’espulsione dalla scuola di Shunsho che gli costò grande imbarazzo ma anche grande ispirazione.

Hokusai iniziò con l’andare controcorrente e cambiare i soggetti delle sue opere distaccandosi dai tradizionali soggetti dell’ ukiyo-e, niente più cortigiane ed attori quindi ma bensì paesaggi, scene di vita quotidiana in Giappone a tutti i livelli sociali. Ciò ha rappresentato un originale passo in avanti nella sua carriera. A questo periodo è possibile ascrivere la serie dei Fuochi d’artificio a Ryogoku Ponte, serie ispirata a questo nuovo modo di interessarsi al mondo, la serie risale al 1790.” (Tratto dal sito https://www.marcotogni.it/hokusai/)

https://st.marcotogni.it/foto-altri-v1/hokusai6.jpg

Fu cacciato dalla scuola del maestro Katsukawa Shunso perché il suo stile non era propriamente in linea con la tradizione nipponica, infatti egli sviluppò il proprio stile influenzato dai pittori fiamminghi e francesi.

Quindi un innovatore, uno che ha fatto di una sconfitta la sua forza ed il suo successo.

Ho apprezzato il suo modo di vedere e raffigurare la realtà, incisivo, sintetico e senza fronzoli, dove l’insieme della rappresentazione è come un’istantanea filtrata dalla mente di un bambino, pochi segni essenziali, pochi colori quasi sempre delicati….

Una civiltà totalmente diversa dalla nostra con un a maniera di concepire le cose e vedere le cose diversa.

Hokusai divenne una fonte d’ispirazione per pittori come Manet, Monet, Gauguin ed anche Van Gogh, i quali ebbero una vera e propria ammirazione per lui.

Leggendo informazioni su questo artista mi sono imbattuta nell’analisi fatta da un certo Michele Broccoletti (http://www.instoria.it/home/katsushika_hokusai.htm), il quale evidenzia la diversità d’approccio tra noi occidentali, con l’ossessione per la profondità, la prospettiva, in voga nel nostro continente in quegli anni, agli spazi semi vuoti delle opere nipponiche del periodo ed in particolare di Hokusai. A suo avviso egli eccelle “nel saper imprimere nelle sue stampe la mutevolezza della natura”.

Il monte Fuji è uno dei soggetti più amati dal nostro incisore di Edo, 36 vedute del monte Fuji ne è la prova. Questo immane vulcano ricoperto di neve che domina il territorio circostante e rappresentato da Hokusai tantissimi modi diversi, talvolta sullo sfondo, o riflesso in uno specchio all’interno di una scena di vita quotidiana, oppure in evidenza colorato di rosso come nella celeberrima stampa qui di seguito:

https://st.marcotogni.it/foto-altri-v1/hokusai14.jpg

L’idea che mi sono fatta è stata quella di un disegnatore, pittore molto curioso, amava fare schizzi e non tralasciava nessun dettaglio; ha realizzato tantissimi libretti tematici, una sorta di vademecum del disegno, ai suoi allievi, nei quali ispeziona meticolosamente volti, paesaggi, animali, insetti, scene di lotta, e tantissimi altri temi. Questi libretti sono stati chiamati Manga, parola oggigiorno molto in voga.

Hokusai mi ha fatto pensare ad un uomo che riflette su ciò che vede introno a sé e desidera portarlo su di un foglio con la migliore tecnica possibile, sentendosi sempre in una fase di apprendistato continua:

“Già all’età di 6 anni ho cominciato a disegnare ogni sorta di cose. A cinquant’anni avevo già disegnato parecchio, ma niente di tutto quello che fatto prima dei settant’anni merita veramente che se ne parli. E’ stato all’età di settantatré che ho cominciato a capire la vera forma degli animali, degli insetti e dei pesci e la natura delle piante e degli alberi. E’ evidente che a ottantasei anni avrò fatto via via sempre più progressi e che, a novant’anni, sarò entrato più a fondo nell’essenza dell’arte. A cento avrò definitivamente raggiunto un livello meraviglioso e, a cento dieci anni, ogni punto e ogni linea dei miei disegni avrà una sua propria vita. Vorrei chiedere a coloro che mi sopravvivranno di prendere atto che non ho parlato senza ragione. Scritto all’età di settantacinque anni da me, un tempo Hokusai, oggi Gokyorojin, il vecchio pazzo per il disegno.”

La mostra si trova presso lo spazio espositivo dell’Aara Pacis sino al 14 gennaio 2018, salvo proroghe.

www.arapacis.it/mostre_ed_eventi/mostre/hokusai_sulle_orme_del_maestro

Una risposta a “LA GRANDE ONDA”

  1. Grazie Barbara, ho letto con attenzione e interesse ed a gennaio andrò sicuramente a vedere questa mostra . Grazie daniela

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